Appello degli Avvocati per il NO a questa riforma costituzionale

I sottoscritti Avvocati del Foro di Genova, in relazione al prossimo Referendum, avente ad oggetto la riforma della Carta costituzionale approvata dal Parlamento, ritengono loro dovere civico rendere edotti i cittadini delle motivazioni, che di seguito si enumerano, per le quali intendono votare “NO”, accantonando con il massimo rigore le personali simpatie politiche, che tra i sottoscrittori sono le più varie, ma rimanendo strettamente ancorati ad una mera valutazione tecnico-giuridica, formulata sulla scorta della rispettiva formazione culturale e sulla comune consapevolezza della funzione pubblica e sociale della professione forense.

 

1)      La “Riforma” è una legge dal contenuto disomogeneo, che affronta svariate complesse questioni, che si concretizzano nella modifica di ben 47 articoli della Carta, che trattano i temi più eterogenei. A fronte di tale complessa articolazione, l’elettore sarà chiamato ad esprimersi con un semplicistico SI o un NO, con palese violazione sia della sovranità popolare (art. 1, comma II, Cost.), sia della libertà di voto (art. 48 Cost.).

2)      La “Riforma” è frutto di un’iniziativa del Governo che si è impegnato con tutte le sue forze per farla approvare, e non parlamentare, come invece avrebbe dovuto essere secondo il nostro sistema costituzionale e secondo gli insegnamenti dei nostri Padri Costituenti, giacché la Costituzione rappresenta la legge fondamentale dello Stato, e non un atto di parte.

Ciò la rende vulnerabile, soggetta ai mutamenti che qualunque forza politica di tempo in tempo dominante volesse apportarle.

3)      Tale tecnica legislativa, assimilando la approvazione della riforma della Costituzione a quella di una legge ordinaria, le ha apportato quei difetti che spesso affliggono la attuale legislazione: contraddizioni, confusioni di concetti, veri e propri strafalcioni letterali e giuridici, che rendono i testi normativi di difficile e controversa lettura anche per i tecnici del diritto.

4)      La “Riforma” (approvata dalla Camera con 361 voti su 630!) è stata decisa da un Parlamento sul quale pesano fondati dubbi di legittimazione a proporre una riforma costituzionale, a seguito della nota sentenza della Corte Costituzionale, n. 1/2014, con la quale è stata dichiarata costituzionalmente illegittima la legge elettorale con cui è stato eletto, per la attribuzione di un premio di maggioranza abnorme e per la impossibilità di scelta da parte dei cittadini dei singoli parlamentari.

5)      La “Riforma”, che dichiara di superare il bicameralismo paritario, in realtà lo mantiene, creando un bicameralismo confuso e pasticciato nel quale i sistemi di produzione legislativa risultano enormemente aumentati, in misura che gli stessi Costituzionalisti non riescono ad identificare (si passa, a seconda degli autori, da 4 a 11 modalità), ma soprattutto crea una enorme incertezza nella identificazione delle materie cui ogni specifico meccanismo dovrebbe riferirsi.

Il che da una parte non determina una semplificazione ma una complicazione, dall’altra si moltiplicheranno le situazioni di possibile contrasto tra le due Camere, facendo ipotizzare la necessità di frequenti interventi da parte della Corte Costituzionale, che verrà ostacolata nel compito istituzionale fondamentale di tutela dei diritti dei cittadini.

6)      La “Riforma” sostituisce il vecchio Senato con un nuovo organo che non verrà eletto a suffragio universale, in violazione del diritto di elettorato attivo, come forma di esercizio della sovranità popolare (art. 1 Cost.); tali modalità risultano assolutamente incerte, in quanto i principi che vengono indicati risultano privi di chiarezza se non contraddittori, per cui sono sostanzialmente rimessi alla determinazione del futuro legislatore.

7)      La “Riforma” attribuisce al nuovo Senato compiti che in molta parte risultano ancora una volta indeterminati e confusi ma che comunque impongono tempi strettissimi: il che fa sì che i nuovi Senatori, cui già sono attribuiti compiti delicati di sindaco o consigliere regionale – cui non possono rinunciare – si troveranno nella impossibilità di svolgerli effettivamente; in conseguenza o il Senato non sarà in grado di funzionare oppure non saranno i Senatori a decidere come comportarsi ma diverranno meri esecutori delle decisioni che il partito dirà loro di prendere.

8)      La “Riforma” parla di riduzione dei costi della politica, che peraltro in concreto si riduce a ben poca cosa, mentre la realizzazione di un vero risparmio, in una corretta azione di governo, dovrebbe essere affidata alla legislazione ordinaria e non già a riforme costituzionali.

In contraddizione con la volontà di risparmio, viene invece costituzionalizzato (art. 40 legge di revisione) il ruolo del personale delle due Camere, impedendo di fatto qualsiasi futura diminuzione, con la aggravante che addirittura viene costituzionalizzato il mantenimento degli attuali rapporti giuridici anche con i terzi (sempre art. 40).

9)      La “Riforma” ridisegna i rapporti tra Stato e Regioni, restringendo le competenze di queste ultime; se la riforma del 2001 presentava molti difetti, però in buona parte eliminati dagli interventi della Corte Costituzionale, questa, da una parte, accentra in maniera eccessiva le competenze e i poteri dello Stato attribuendo al Governo la possibilità di intervenire anche in materie riservate alle Regioni, dall’altra mette in discussione tutto l’equilibrio raggiunto dalla giurisprudenza costituzionale, riaprendo ogni possibile contenzioso.

10)   La “Riforma” lascia assurdamente invariati i poteri delle Regioni a Statuto speciale, aggravando in maniera intollerabile le differenze con quelle a Statuto ordinario.

11)   La “Riforma” non innova ma accentua in maniera inaccettabile una deriva che era andata sviluppandosi negli ultimi anni: l’accentramento dei poteri nel Governo, la posizione sempre più subalterna del Parlamento, resi palesi dalla sostanziale scomparsa di leggi a origine parlamentare, il continuo ricorso alla questione di fiducia per la approvazione delle leggi, regolamenti parlamentari che sempre più strozzano il dibattito, riducendo il ruolo delle opposizioni a manifestazione di pura facciata.

12)   Il connubio o combinato disposto, con la nuova legge elettorale per la Camera dei deputati (il cd Italicum) poi, rischia di far sì che tutto il potere si concentri in una sola forza politica, che rappresenti magari anche percentuali minime dei votanti ed ancora più ridotte (considerato anche il sempre montante astensionismo) del corpo elettorale.

13)   La “Riforma” di contro nulla incide sui reali problemi del Paese: bassa crescita economica, spaventosa disoccupazione giovanile, corruzione, criminalità organizzata, fragilità del territorio, gestione dei flussi migratori, tanto per citarne solo alcuni ed anzi sembra quasi un mezzo per allontanare la attenzione dagli stessi.

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In conclusione, su tutte queste problematiche si sono già spese le critiche di fior di Costituzionalisti, cui gli scriventi fanno qui riferimento, contestando il merito della “Riforma”, che – col preteso stimolo delle esigenze di modernità e di asserita governabilità del Paese – rischia invece di provocare guasti insanabili al nostro ordinamento democratico, patrimonio di noi tutti e che tutti siamo chiamati a difendere.


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agg. al 20/11/2016
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