Avvocati per il NO con la Costituzione in mano

Giovedì 1 dicembre alle 12 a GENOVA davanti a Palazzo di Giustizia, gli Avvocati per il NO si danno appuntamento con la Costituzione in mano, per far sentire la loro voce fino all’ultimo momento e per ribadire ancora una volta il loro NO a questa pasticciata e pericolosa riforma.

Cittadini e giornalisti sono invitati.

Lorenzo Acquarone – Mario Epifani – Nadia Gobessi – Vincenzo Paolillo – Dario Rossi
per contatti avv.marioepifani@gmail.com

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Confronto tra il sistema elettorale nei comuni con più di 15 mila abitanti e l’Italicum

Poiché in diverse occasioni lo stesso Presidente del Consiglio ha affermato che la legge elettorale (comunemente denominata “Italicum”) ricalca le modalità previste dalle norme che regolano l’elezione dei Sindaci, la prof. Trucco ha predisposto questa tabella comparativa tra i due sistemi elettorali.

Inoltre, si allegano due suoi lavori connessi con la materia:

Questioni controverse concernenti il computo dei suffragi nelle elezioni comunali
Riflessioni a margine della sentenza n. 275 del 2015 della Corte costituzionale

COMUNI CON PIÙ DI 15 MILA ABITANTI

ITALICUM

COLLEGI / CIRCOSCRIZIONI ELETTORALI

Ovviamente questa componente non è equiparabile nei due casi (ad ogni modo, la minore ampiezza qui del formato circoscrizionale concorre ad una maggiore “personalizzazione” del voto). Ovviamente questa componente non è equiparabile nei due casi

SISTEMA DI VOTO

Il sistema di voto per l’elezione dei consigli e dei sindaci dei comuni con più di 15 mila abitanti (ex art. 72, del d.lgs. n. 267 del 2000) consente un’ampia strategia di voto, potendosi esprimere il proprio suffragio:

i)      a beneficio di una lista e del candidato sindaco dalla medesima lista sostenuto (voto doppio), tracciando un segno sia sul contrassegno della lista, sia in corrispondenza rettangolo che contiene il nominativo del candidato sindaco prescelto;

ii)     a favore solo di una lista ed automaticamente anche per il sindaco da essa sostenuto (voto fuso), tracciando un segno solo sul contrassegno della lista;

iii)   per un candidato alla carica di sindaco e per una lista diversa (cd. voto disgiunto) rispetto a quella/e da cui questi è sostenuto, segnando, cioè, il simbolo della lista e, contestualmente, il nome di un candidato sindaco non collegato a quella lista;

Si deve precisare che nelle ipotesi i), ii) e iii) all’elettore è dato anche modo (secondo quanto ora previsto dall’art. 2 della già menzionata legge n. 215 del 2012) di esprimere uno o due voti di preferenza per dei candidati alla carica di consigliere comunale, nell’ambito, però, esclusivamente, della lista votata ed a condizione, altresì, come s’è visto supra, che le preferenze riguardino candidati di sesso diverso della stessa lista (cd. “seconda preferenza di genere”). Inoltre, anche qui, è fatto divieto a che, nelle liste, uno dei due sessi risulti presente “in misura superiore ai due terzi dei candidati” (cd. “riequilibrio di genere nelle liste elettorali”).  Ancora, l’elettore può esprimere il voto

iv)   solo per il sindaco (voto esclusivo), spuntando esclusivamente il suo nome, si badi bene, senza effetto automatico di trasferimento del voto alla/e lista/e che lo sostengono;

o

v)     solo per uno o due candidati consiglieri (alle condizioni che si son dette), scrivendone il nome nell’apposito spazio sulla scheda elettorale: in questo caso, similmente a quanto avviene sub ii) esso vale in automatico (voto fuso) anche per la lista a cui appartengono le candidature in questione e al candidato sindaco collegato.

Si tratta di un “sistema di voto ibrido”, in parte blindato ed in parte preferenziale, che consente una limitata strategia di voto agli elettori.

Ed infatti:

–    il voto di lista ed al capolista è blindato;

–    è data facoltà di esprimere (ex art. 1, c. 1, lett. c); e art. 2 c. 4)) fino a due preferenze per candidati, non capilista, di sesso diverso

Ciò secondo meccanismo della “doppia preferenza di genere” (rilevando, come si vedrà le preferenze di voto, all’atto dell’assegnazione dei seggi solo dai secondi eletti in lista in poi).

Inoltre

Nell’Italicum, a differenza del sistema di elezione dei comuni, è contemplato il meccanismo delle candidature multiple (max in 10 collegi)

SISTEMA DI ASSEGNAZIONE DEI SEGGI
1)   ELEZIONE DEL CANDIDATO SINDACO 1)   NON SI VOTA FORMALMENTE PER IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
L’acquisizione della carica di sindaco è direttamente disposta a favore di chi, tra i candidati, riesca a conseguire la maggioranza assoluta dei voti.
Se nessun candidato sindaco riesce a conseguire la maggioranza assoluta dei voti si procede ad un secondo turno elettorale di ballottaggio (che ha luogo la seconda domenica successiva) a cui partecipano i due candidati che hanno ottenuto al primo turno il maggior numero di voti e viene proclamato eletto il candidato che ha ottenuto il maggior numero di voti validi. Nell’Italicum il secondo turno è del tutto sui generis, svolgendosi è tra liste (di partito) e non  (come normalmente – ed anche nelle elezioni comunali – avviene) tra candidati!
Si precisa che, per i candidati ammessi al ballottaggio rimangono fermi i collegamenti con le liste per l’elezione del consiglio dichiarati al primo turno, essendo, però, data loro la facoltà “entro sette giorni dalla prima votazione, di dichiarare il collegamento con ulteriori liste rispetto a quelle con cui è stato effettuato il collegamento nel primo turno” (le dichiarazioni di collegamento per essere efficaci devono ovviamente risultare convergenti con le analoghe dichiarazioni rese dai delegati delle liste interessate). L’Italicum pone divieto a coalizioni! 

La competizione elettorale può e deve solo svolgersi tra singole liste di partito!

2)  ELEZIONE DEI CANDIDATI CONSIGLIERI (COMUNALI)
Soglia di sbarramento al 3%   Soglia di sbarramento al 3% 
Qui per stabilire la composizione del consiglio comunale, si tiene conto dei risultati elettorali del primo turno e degli eventuali ulteriori collegamenti nel secondo (implementandosi con i voti del primo turno delle liste successivamente collegate il paniere del primo turno). Dalla portata applicativa dello sbarramento continuano a rimanere estranee “le liste rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute, presentate esclusivamente in una regione ad autonomia speciale il cui statuto preveda una particolare tutela di tali minoranze linguistiche, che abbiano conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nella regione medesima” (cd. “soglia salva-minoranze linguistiche”) ed il seggio della Valle D’Aosta.
Per l’assegnazione dei seggi consiliari, applicazione del metodo D’Hondt Una volta individuate le liste ammesse al riparto dei voti, l’Ufficio procede ad una prima ripartizione provvisoria dei seggi tra le liste sulla base dei voti ottenuti, applicandosi, a tal fine la formula proporzionale dei quozienti interi e dei più alti resti.
MECCANISMO VARIABILE E CHE TIENE CONTO DELLA PLURALITÀ DI LISTE. INOLTRE, METTE IN CONTO ANCHE LA POSSIBILITÀ DI NON ELARGIRE IL PREMIO!

– qualora un candidato alla carica di sindaco sia proclamato eletto al primo turno, alla lista o al gruppo di liste a lui collegate che non abbia già conseguito almeno il 60 per cento dei seggi del consiglio, ma abbia ottenuto almeno il 40 per cento dei voti validi, viene assegnato il 60 per cento dei seggi, sempre che nessuna altra lista o altro gruppo di liste collegate abbia superato il 50 per cento dei voti validi.

– qualora un candidato alla carica di sindaco sia proclamato eletto al secondo turno, alla lista o al gruppo di liste ad esso collegate che non abbia già conseguito almeno il 60 per cento dei seggi del consiglio, viene assegnato il 60 per cento dei seggi, sempre che nessuna altra lista o altro gruppo di liste collegate al primo turno abbia già superato nel turno medesimo il 50 per cento dei voti validi. I restanti seggi vengono assegnati alle altre liste o gruppi di liste collegate.

MECCANISMO UNICO E CHE PRESUPPONE UNA LISTA UNICA VINCENTE A CUI ASSEGNARE SEMPRE E COMUNQUE IL PREMIO DI MAGGIORANZA:
L’Ufficio centrale individua la lista che ha ottenuto la maggior cifra elettorale nazionale, e verifica, contestualmente, se la sua cifra elettorale nazionale corrisponde ad almeno il 40% per cento del totale dei voti validi espressi. A questo punto,- qualora la verifica abbia esito positivo, l’Ufficio accerta ulteriormente se tale lista maggioritaria, in base alla ripartizione provvisoria di cui s’è detto, ha conseguito almeno 340 seggi (pari al 55% dei seggi). Se risultasse non averli conquistati, alla stessa va attribuito il numero aggiuntivo di seggi necessario, comunque, per ottenerli;- qualora, invece, la verifica abbia esito negativo, ossia nessuna lista abbia ottenuto il 40% dei voti, si procede ad un turno di ballottaggio fra le due liste più votate. Ed, infatti, sarà, questa volta, alla lista che risulterà vincente al secondo turno di voto che verranno assegnati i fatidici 340 seggi.
Per stabilire il numero dei seggi spettanti ad ogni lista nell’ambito di ciascun gruppo di liste collegate, poi, si applica il medesimo metodo, sulla base della cifra elettorale di ciascuna di esse, corrispondente ai voti riportati nel primo turno. A livello nazionale, una volta attribuiti i seggi del premio di maggioranza alla lista vincente al primo turno o a seguito del ballottaggio, spetta ancora all’Ufficio centrale nazionale operare concretamente il riparto dei seggi fra le circoscrizioni stabilendo, innanzitutto, il numero di seggi spettanti alle liste a livello nazionale.
Problema Trentino Alto-Adige (omissis)

Al fine di proseguire idealmente nel percorso applicativo della formula elettorale, si deve ora considerare come, una volta compiuta l’assegnazione dei seggi alle liste a livello nazionale, l’Ufficio centrale nazionale debba procedere alla ripartizione dei seggi nelle varie circoscrizioni (v. il c. 25 dell’art. 2), in proporzione al numero di voti che ciascuna lista ha ottenuto in una determinata circoscrizione (qui, come si è detto, le circoscrizioni Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta fanno sistema a sé…), in modo tale, da rispettare al possibile quanto stabilito al momento del disegno della componente circoscrizionale stessa.

Una volta determinato il numero dei seggi spettanti a ogni lista/gruppo di liste collegate, sono proclamati eletti alla carica di consigliere innanzitutto i candidati alla carica di sindaco, non risultati eletti, collegati a ciascuna lista che abbia ottenuto almeno un seggio(si noti che, in caso di collegamento di più liste al medesimo candidato alla carica di sindaco risultato non eletto, il seggio spettante a quest’ultimo viene detratto dai seggi complessivamente attribuiti al gruppo di liste collegate). E, quindi, i candidati di ciascuna lista secondo l’ordine delle rispettive cifre individuali (e, in caso di parità di cifra individuale, quelli che precedono nell’ordine di lista). Si rammenta che il corpo elettorale non elegge nessun Presidente del Consiglio. 

Pertanto, concluse le operazioni di attribuzione dei seggi nei collegi, le assegnazioni alle liste sono definitive e l’Ufficio centrale circoscrizionale procede alla proclamazione dei capilista blindati.

Successivamente, rilevano le preferenze espresse dagli elettori, dato che in ciascun collegio lo stesso Ufficio proclama eletti “fino a concorrenza dei seggi che spettano a ciascuna lista in ogni circoscrizione, dapprima i candidati capolista nei collegi, quindi i candidati che hanno ottenuto il maggior numero di preferenze”.

Un’ultima osservazione:
La suddetta caratteristica del “voto disgiungibile” fa sì che il sindaco eletto possa venirsi a trovare con una maggioranza del consiglio in mano all’opposizione (cd.“anatra zoppa”). IMPOSSIBILE: la lista che vince (al primo o al secondo turno) si vede sempre e comunque garantito un premio (di maggioranza) di 340 seggi

Appello degli Avvocati per il NO a questa riforma costituzionale

I sottoscritti Avvocati del Foro di Genova, in relazione al prossimo Referendum, avente ad oggetto la riforma della Carta costituzionale approvata dal Parlamento, ritengono loro dovere civico rendere edotti i cittadini delle motivazioni, che di seguito si enumerano, per le quali intendono votare “NO”, accantonando con il massimo rigore le personali simpatie politiche, che tra i sottoscrittori sono le più varie, ma rimanendo strettamente ancorati ad una mera valutazione tecnico-giuridica, formulata sulla scorta della rispettiva formazione culturale e sulla comune consapevolezza della funzione pubblica e sociale della professione forense.

 

1)      La “Riforma” è una legge dal contenuto disomogeneo, che affronta svariate complesse questioni, che si concretizzano nella modifica di ben 47 articoli della Carta, che trattano i temi più eterogenei. A fronte di tale complessa articolazione, l’elettore sarà chiamato ad esprimersi con un semplicistico SI o un NO, con palese violazione sia della sovranità popolare (art. 1, comma II, Cost.), sia della libertà di voto (art. 48 Cost.).

2)      La “Riforma” è frutto di un’iniziativa del Governo che si è impegnato con tutte le sue forze per farla approvare, e non parlamentare, come invece avrebbe dovuto essere secondo il nostro sistema costituzionale e secondo gli insegnamenti dei nostri Padri Costituenti, giacché la Costituzione rappresenta la legge fondamentale dello Stato, e non un atto di parte.

Ciò la rende vulnerabile, soggetta ai mutamenti che qualunque forza politica di tempo in tempo dominante volesse apportarle.

3)      Tale tecnica legislativa, assimilando la approvazione della riforma della Costituzione a quella di una legge ordinaria, le ha apportato quei difetti che spesso affliggono la attuale legislazione: contraddizioni, confusioni di concetti, veri e propri strafalcioni letterali e giuridici, che rendono i testi normativi di difficile e controversa lettura anche per i tecnici del diritto.

4)      La “Riforma” (approvata dalla Camera con 361 voti su 630!) è stata decisa da un Parlamento sul quale pesano fondati dubbi di legittimazione a proporre una riforma costituzionale, a seguito della nota sentenza della Corte Costituzionale, n. 1/2014, con la quale è stata dichiarata costituzionalmente illegittima la legge elettorale con cui è stato eletto, per la attribuzione di un premio di maggioranza abnorme e per la impossibilità di scelta da parte dei cittadini dei singoli parlamentari.

5)      La “Riforma”, che dichiara di superare il bicameralismo paritario, in realtà lo mantiene, creando un bicameralismo confuso e pasticciato nel quale i sistemi di produzione legislativa risultano enormemente aumentati, in misura che gli stessi Costituzionalisti non riescono ad identificare (si passa, a seconda degli autori, da 4 a 11 modalità), ma soprattutto crea una enorme incertezza nella identificazione delle materie cui ogni specifico meccanismo dovrebbe riferirsi.

Il che da una parte non determina una semplificazione ma una complicazione, dall’altra si moltiplicheranno le situazioni di possibile contrasto tra le due Camere, facendo ipotizzare la necessità di frequenti interventi da parte della Corte Costituzionale, che verrà ostacolata nel compito istituzionale fondamentale di tutela dei diritti dei cittadini.

6)      La “Riforma” sostituisce il vecchio Senato con un nuovo organo che non verrà eletto a suffragio universale, in violazione del diritto di elettorato attivo, come forma di esercizio della sovranità popolare (art. 1 Cost.); tali modalità risultano assolutamente incerte, in quanto i principi che vengono indicati risultano privi di chiarezza se non contraddittori, per cui sono sostanzialmente rimessi alla determinazione del futuro legislatore.

7)      La “Riforma” attribuisce al nuovo Senato compiti che in molta parte risultano ancora una volta indeterminati e confusi ma che comunque impongono tempi strettissimi: il che fa sì che i nuovi Senatori, cui già sono attribuiti compiti delicati di sindaco o consigliere regionale – cui non possono rinunciare – si troveranno nella impossibilità di svolgerli effettivamente; in conseguenza o il Senato non sarà in grado di funzionare oppure non saranno i Senatori a decidere come comportarsi ma diverranno meri esecutori delle decisioni che il partito dirà loro di prendere.

8)      La “Riforma” parla di riduzione dei costi della politica, che peraltro in concreto si riduce a ben poca cosa, mentre la realizzazione di un vero risparmio, in una corretta azione di governo, dovrebbe essere affidata alla legislazione ordinaria e non già a riforme costituzionali.

In contraddizione con la volontà di risparmio, viene invece costituzionalizzato (art. 40 legge di revisione) il ruolo del personale delle due Camere, impedendo di fatto qualsiasi futura diminuzione, con la aggravante che addirittura viene costituzionalizzato il mantenimento degli attuali rapporti giuridici anche con i terzi (sempre art. 40).

9)      La “Riforma” ridisegna i rapporti tra Stato e Regioni, restringendo le competenze di queste ultime; se la riforma del 2001 presentava molti difetti, però in buona parte eliminati dagli interventi della Corte Costituzionale, questa, da una parte, accentra in maniera eccessiva le competenze e i poteri dello Stato attribuendo al Governo la possibilità di intervenire anche in materie riservate alle Regioni, dall’altra mette in discussione tutto l’equilibrio raggiunto dalla giurisprudenza costituzionale, riaprendo ogni possibile contenzioso.

10)   La “Riforma” lascia assurdamente invariati i poteri delle Regioni a Statuto speciale, aggravando in maniera intollerabile le differenze con quelle a Statuto ordinario.

11)   La “Riforma” non innova ma accentua in maniera inaccettabile una deriva che era andata sviluppandosi negli ultimi anni: l’accentramento dei poteri nel Governo, la posizione sempre più subalterna del Parlamento, resi palesi dalla sostanziale scomparsa di leggi a origine parlamentare, il continuo ricorso alla questione di fiducia per la approvazione delle leggi, regolamenti parlamentari che sempre più strozzano il dibattito, riducendo il ruolo delle opposizioni a manifestazione di pura facciata.

12)   Il connubio o combinato disposto, con la nuova legge elettorale per la Camera dei deputati (il cd Italicum) poi, rischia di far sì che tutto il potere si concentri in una sola forza politica, che rappresenti magari anche percentuali minime dei votanti ed ancora più ridotte (considerato anche il sempre montante astensionismo) del corpo elettorale.

13)   La “Riforma” di contro nulla incide sui reali problemi del Paese: bassa crescita economica, spaventosa disoccupazione giovanile, corruzione, criminalità organizzata, fragilità del territorio, gestione dei flussi migratori, tanto per citarne solo alcuni ed anzi sembra quasi un mezzo per allontanare la attenzione dagli stessi.

****

In conclusione, su tutte queste problematiche si sono già spese le critiche di fior di Costituzionalisti, cui gli scriventi fanno qui riferimento, contestando il merito della “Riforma”, che – col preteso stimolo delle esigenze di modernità e di asserita governabilità del Paese – rischia invece di provocare guasti insanabili al nostro ordinamento democratico, patrimonio di noi tutti e che tutti siamo chiamati a difendere.


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Avv. Monica Virga

Avv. Francesca Visca

Avv. Andrea Vistosi

Avv. Alessandra Volpe

Avv. Luigi Zoboli


agg. al 20/11/2016

Àlzati dal divano e dacci una mano!

Se con il referendum-truffa passa il SÌ, chi già comanda avrà un grande e quasi incontrollato potere e noi non conteremo più niente!

La deforma non abbasserà i costi della politica, non leverà di mezzo i corrotti, i disonesti e gli incapaci, non accrescerà i posti di lavoro, non spazzerà via le mafie e le burocrazie, non renderà più sicuro e più bello il nostro Paese.

Se avete voglia di fare qualcosa ma non sapete cosa, ecco cosa vi chiediamo.

Stiamo cercando CASE e CITTADINI per organizzare tanti eventi insieme a noi di Costituzione e Democrazia. Ovvero: voi invitate una ventina di vostri amici e conoscenti in casa vostra e fornite due bottiglie di bianco e un pezzo di focaccia. Lì noi vi portiamo giuristi, magistrati e avvocati per capire sia le ragioni del NO, sia le vere motivazioni di Renzi & Co.

Se l’idea vi piace, contattate Carla Scarsi cell. 340 9126893 – mail carla@scarsi.name.

Per favore, non arriviamo al voto pensando “Forse avrei potuto fare qualcosa in più”! Facciamolo ORA!

La Costituzione va applicata, non stravolta!

Costituzione e Democrazia è stata costituita a Genova nello scorso maggio da istituzioni della società civile (Anpi, Comunità di San benedetto, Comitato per lo Stato di Diritto, L’Europa che vogliamo,…) singoli cittadini e forze politiche diverse di centro-sinistra per sostenere, con tutti gli atti e le iniziative idonee, il NO a questa modifica della Costituzione italiana.

 

Mail: comunicazioni.referendum@gmail.com